Scrivo poesie

perché mi piacciono le parole

come ai meccanici piacciono i bulloni

ai chirurghi il pancreas

alle estetiste i peli

o ai becchini

i morti.

Le parole che preferisco sono quelle crude

bistecche di cavallo al sangue,

parole senza compromessi

che certe volte non arrivano

anche se cavalchi tutta la notte

aspettando che si palesino sul monitor

del computer.

Allora:

o spari dalla finestra al tuo nemico che rincasa

e si scrivi

AMEN

o ammazzi il tempo con i ricordi

e COSI’ SIA.

Consumo candele

che non asciugano lacrime,

mi consumo pensando

a quando eravamo giovani

e ci scrivevamo lettere d’amore

che poi riponevamo in cassetti fra petali di rose

e leccavo francobolli

immaginando di leccare il tuo

ma quelle erano parole ingenue come

TI AMO e tutto il resto.

Oggi invece TI ODIO

può bastare

per chiudere il capitolo.

Scriverò 99 poesie brutte

per averne una sola bella

e sarò ricordato per tutte quelle brutte

anche se l’unica bella

era una sorta di manifesto artistico

la scintilla del mio estro

il mio lascito ai posteri.

Mi piacciono le parole

ma qualcuna mi ha ferito:

per esempio quelle che hai scritto

di nascosto

con l’indice della mano destra

sui vetri umidi della cucina

dopo quest’acquazzone estivo

che ora

non riesco a cancellare.

 

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