Mi è capitato di scrivere ultimamente. Mi capita dal ’78 ma in queste settimane un po’ di più. Mi aiuta a trascorrere meno tempo col genere umano perché, se escludiamo le lunghe inesorabili ore durante le quali sono costretto a discorrere con i miei simili, il resto del tempo cerco d’impegnarlo in attività che non mi obblighino a interagire (se non con me stesso). Scrivere è una di queste. Le altre sono mangiare, scopare per terra o fare la cacca. Quando faccio la cacca parlo volentieri a voce alta. Probabilmente mi auto convinco che stia parlando a voce alta. Credo verosimilmente che, quando sono in bagno a rilasciare scorie immortali, il volume dei miei pensieri sia tarato su un livello più alto del solito. E mi confondo. Faccio dialoghi, immagino situazioni, rispondo ai nemici, organizzo feste private dove m’invito con un flyer che mi spedisco dopo aver leccato il rotolo della carta igienica che guarda caso finisce proprio sul più bello. Poi torno a scrivere. L’altro giorno parlavo con un caro amico al telefono. Mi chiede come sto. Gli rispondo che sto bene. Mi dice, ho letto il tuo racconto. Gli dico che ha fatto la cosa giusta. Mi dice che gli è piaciuto. Rispondo anche a me. Aggiunge mmm ogni tanto. Gli rispondo che avrei potuto correggere delle cose. Si può sempre migliorare. Non esistono più le mezze stagioni. Insomma un discorso inutile animato però dal nostro reciproco affetto. Poi mi chiede cosa sto leggendo. Questo e quello gli rispondo. Lui mi dice, ti consiglio questo, quest’altro anche questo e quello li. Io gli dico che è tutta gente decisamente noiosa. Mi risponde che sono poetici, aulici e che scrivono da Dio (come se Dio gli avesse spedito una cartolina). Gli rispondo che i libri li scelgo da solo perché, o sono scritti come piacciono a me, o non mi va di sprecare il mio tempo. Leggere non è mai sprecare tempo, ribatte l’amico forse seccato per la mia rinomata saccenteria. Aggiungo allora che la maggior parte degli scrittori scrive guardandosi allo specchio e che io preferisco quelli che lo fanno mentre cagano. Poi ho chiuso la telefonata e ho scritto una poesia.

locandina

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