Stavo senza soldi

ma con le tasche piene di speranza

e se correvo a perdifiato per le discese

è perché non mollavo mai in salita.

E quando la gente stava senza Dio

e Maometto andava dalla Montagna

e Buddha stava in silenzio tutto il giorno,

io andavo al banchetto di un Cristo pazzo

che si divertiva a moltiplicare pane, pesci

e vino per tutti.

 

Brutta gente

uguale

brutti posti.

 

Senza gente

uguale

pace e gioia.

 

Quindi.

 

Ho creduto in me stesso

quando masticavo rosette bagnate con lo zucchero,

quando giocavo a guardie e ladri

e facevo sia la guardia sia il ladro

perché studiavo tutte le prospettive

per competere

in questo gioco.

Ora se una tipa

te lo strizza in cameretta

e tua mamma si smanetta

su Facebook al cellulare

tutto il giorno,

se tuo padre va a puttane

sperando che tua sorella non diventi

come la sua migliore amica,

e se il prete

se lo fa prendere in bocca

dai ragazzini in debito di fede e credito,

non è che mi sia discostando dalla realtà.

Sto solo osservando la vita

come dovrebbe fare un repoter serio.

Annoto tutto sulla mia Moleskine

e poi vado a farmi un panino al prosciutto

perché mai saltare

gli spuntini.

Ho creduto in me stesso

 

 

Abbiamo affettato il nostro cuore

per cuocerlo sul barbecue

e il profumo della carne saliva verso il cielo

come il fumo della nostra anima

viaggiava inesorabile verso la Casa del Signore

o della vicina

che ci spiava dal suo davanzale

sempre troppo sporco

di merda di cornacchia

e altra ornitologia.

Prendi i calici più belli

e riempili sino all’orlo

brindiamo

e dedichiamoci una preghiera

quella che ti ricordi meglio

io Atto di Dolore

mio Dio mi pento e mi dolgo

per i peccati dei miei vicini

e poi giù all’ultima goccia

perché peccando

hanno meritato i tuoi castighi

e versamene ancora

ghiacciato

e mordo un pezzo di cuore caldo

scottato

e molto più perché hanno offeso me

spiandomi dal balcone

propongo col tuo Santo aiuto

di offenderli ancora un po’

e di sfuggire alle occasioni prossime

di peccato

Signore Misericordia

aiutaci a stare soli e in pace

anche stanotte.

Cheers.

Atto di dolore

Il sole spacca le pietre

spacca le teste

spacca i cuori

e i pazzi liberano le farfalle dalle dispense

di pomeriggio

quando i sani si rinchiudono al buio

con un asciugamano bagnato sulla fronte.

Tutti i gatti se ne fregano

e scendono dai tetti

a dormire sul cemento in cortile

con i cani che ansimano sui cuscini

alle 3 del pomeriggio

quando io addento un’anguria

e sputo i semi verso il cestino

sorridendo

perché penso al vicino che mi odia

e mi schiaccia tra le mani

come il fico che non riesce a sbucciare

tanto gli tremano anche oggi.

E’ estate

40 gradi all’ombra.

E’ tutto giallo

è tutto azzurro

per i gatti

per i cani

che non riconoscono i colori,

è tutto grigio

è tutto nero

per questi cristiani

che sudano fuori e dentro pure,

rinchiusi al buio nel gelo della loro anima

scaduta da un pezzo dimenticata dentro il freezer.

Io allora afferro il cristallo

e con le mani calde spacco il bicchiere.

Che facciamo amore?

Non resta che cucinarci il nostro cuore tenero

sulla brace del barbecue

per brindare con lo champagne ancora

direttamente dalla bottiglia.

Dalla bottiglia

Questo gatto rientra la notte

dimagrito

svilito

zoppo ma con le palle vuote

tant’è che il mio vicino vorrebbe

avvelenarlo

e mentre fuma affacciato alla finestra

studia un piano per farlo fuori

poi tossisce

sputa catarro sul marciapiede

e va a farsi un bidet per ammazzare

il tempo.

Io invece sto all’ultimo piano

col torcicollo

e tutto il resto

e scrivo questa poesia dedicata

a me

perché alla radio passano una canzone d’amore

scritta da un omosessuale per una ragazza

della quale è perdutamente innamorato

che si chiama Marco ma non lo può dire.

Poi accarezzo una bambola di porcellana

sorseggiando camomilla

e scelgo un nome per le ombre sul muro

e mi chiedo se a Pechino

giochino alle ombre cinesi

come da bambino

quando non sapevo chi fossero i Cinesi

ma vedevo le loro ombre la notte

e avevo paura di dormire.

E ora sono grande e dormo poco ancora

quindi penso al vicino segaiolo con le palle a mollo

al cantante venduto che ama Marco

e al mio gatto stanco con le palle vuote

e ti spiego il nesso

di tutta questa storia:

non importa se tu stanotte abbia scopato

o meno

l’importante è che domani

non abbia paura di niente e di nessuno.

Ombre Cinesi

Non dirmi ci penso, vediamo

guardami negli occhi, fissami

e sorseggiando dal tuo bicchiere

dimmi ok, andiamo!

Non vorremo stare qua?

Non ci staremo.

Quando tutti si fermeranno col rosso

avanzeremo col giallo

e mentre gli altri dietro aspetteranno il verde

noi saremo già a Bourbon Street

a sorseggiare caffè amaro

seduti al tavolino

addentando frittelle calde

ripetendo come un mantra:

“c’è orgoglio a Bourbon Street!”

Ti pulirai la crema dagli angoli della bocca

mentre io leccherò lo zucchero velato

dalla tua ciambella

e tu farai vedere le tette ai turisti

ed io avrò collane al collo

e una t-shirt talmente lunga

che sarà come un mantello

per il Principe della Strada.

Vuoi stare ferma?

Ci riposeremo un giorno,

senza soldi

senza oro

senza diamanti

senza casa

senza un orologio al polso.

Ho bisogno di essere leggero come polvere

per viaggiare nell’aria calda.

Guarda amore:

siamo questo pulviscolo impazzito

illuminato da un raggio di sole giallo

il 12 Agosto di un anno nuovo.

Come pulviscolo

Ci vorrebbero costine

e un barbecue per scottarle bene

ci vorrebbe una terrazza

il cielo stellato

sedia a dondolo

vista mare

bottiglia ghiacciata

e il profumo della sabbia calda

che sale verso il cielo con il fumo.

Certi giorni non dovresti leggere queste

smancerose frasi

senza sostanza

né poesia.

Avresti tutto il tempo così per cucinare

la tua bistecca al sangue

da mangiare con le mani

in silenzio

piegato sulla seggiola

in compagnia di zanzare

lugubri

assetate di rivalsa.

Come me.

Costine al barbecue

Scrivo queste parole

perché non leggo scrittori

noiosi

le scrivo per ridacchiarne da solo

la notte

quando finalmente c’è silenzio

e non sono obbligato a sentire dissertazioni

sulla poesia

che fanno sbadigliare come la puttana

che parla dell’amore col tuo cazzo in mano.

Non ho tempo da perdere con lezioni

di metrica

non ho tempo da perdere

in generale

perché sono come quei fottuti tre minuti

quando devi dare il meglio di te

perchè quella pantomima d’amore ti costa 50 euro

e probabilmente il suo nome rumeno è sgraziato

come i titoli delle vostre poesie preferite.

Pantomima

C’è il sole a Buenos Aires

ma qui piove

da giorni

sulle teste

sui gatti

sui topi

e le cunette

sono sporche come vicoli ammuffiti

dove si trascinano le nostre scarpe

bagnate

sugli zerbini come anime perse al 6° piano

intrise di umidità

senza amore da strizzare.

Senza amore per l’inverno

senza una calda voce che risponda:

“Pronto, come stai?”

Nemmeno con l’immaginazione.

Quella dall’altra parte del telefono

ha in mano una spazzola

e in testa un asciugamano,

tipo copricapo arabo

come il caffè sul fuoco e il tizio

nuovo da tre settimane

che ora vaga per la cucina

Con chi parlo?

“Sono io. Quello di dieci anni insieme.

Quello che il caffè lo beveva amaro

portava su le buste della spesa

accompagnava giù il cane a pisciare

e ti scopava

ogni tanto

poi sempre meno

poi non ti sei fatta scopare più

perché ti sei messa con un tizio

che ora sta rovistando nella credenza

alla ricerca dello zucchero.

Pronto, ci sei?

Probabilmente ha già riattaccato.”

Tutto questo accade al 6° piano.

Il tuo vicino

ora sta fissando il soffitto

e parlando ad alta voce

verso una tizia che non esiste

o se esiste

è in un brutto bagno

a depilarsi la figa

col rasoio in mano.

Al 6° piano

Se le persone si amassero

le vedresti baciarsi per la strada,

invece la notte io vedo i Cinesi

che sputano per terra

verso topi che trasportano nuvole di drago

sulle rotaie per bus vuoti

come camere da letto senza sesso.

Osservo questa notte dalla finestra

e annuso l’aria che sa di fritto

e dove siete tutti?

La tua donna

non scriverà con l’indice il tuo nome

sul vetro umido

perché le verrai dentro

sussurrandole all’orecchio parole ovvie

che ripeterai come una stupida poesia

alla prossima sconosciuta.

Solo le zanzare continueranno a danzare

intorno ai lampioni;

solo loro sanno aspettare che cambi il tempo

per succhiarne ancora

finché ce n’è.

E’ come vedere un vecchio film francese

brutto

mangiando popcorn da soli a mezzanotte

seduti

su un vecchio divano di stoffa viola

rifoderato nel ’93,

che se potesse raccontarne

forse ora saresti da lei

a fare l’amore su lenzuola profumate e nere.

Non ci sono coriandoli sull’asfalto.

C’è solo un pesce rosso

che gira senza senso nella stanza buia,

come te.

Solo le zanzare continuano a danzare

Io e due mosche

in questa stanza.

E non amo nessuno

loro invece la merda

quindi abbiamo un problema di relazione

ma ce l’ho anche con i miei simili

che mi ronzano intorno

tutti i giorni senza sosta

neanche fossi miele

o merda

un vasetto o uno stronzo

dal quale attingere all’occorrenza.

 

E’ un dare e ricevere per chi ci crede

per chi non ci crede

è meglio stare alla larga dalla gente e dalle mosche

e starsene qua a scriverne ancora

per il puro piacere di farlo.

Il silenzio o il ronzio

le pareti e il computer

che mi fissano

e pare che stiano lì ad aspettare una soluzione.

Dei nostri mali?

Dei mali del mondo?

Se c’è acqua su Marte o vino nel frigo?

 

Se il vicino di casa smettesse di tossire

in salotto

la moglie di piangere

in cucina

e la figlia di scattarsi foto nuda

sul letto stretto

della sua cameretta disordinata

potrei chiudere la finestra e condividere

questa poesia

sul suo profilo Facebook

fake come la sua borsetta

e dare un senso a questa notte

schiacciando le mosche con la paletta

mentre tu mi fai le fusa.

Io e due mosche