Questo gatto rientra la notte

dimagrito

svilito

zoppo ma con le palle vuote

tant’è che il mio vicino vorrebbe

avvelenarlo

e mentre fuma affacciato alla finestra

studia un piano per farlo fuori

poi tossisce

sputa catarro sul marciapiede

e va a farsi un bidet per ammazzare

il tempo.

Io invece sto all’ultimo piano

col torcicollo

e tutto il resto

e scrivo questa poesia dedicata

a me

perché alla radio passano una canzone d’amore

scritta da un omosessuale per una ragazza

della quale è perdutamente innamorato

che si chiama Marco ma non lo può dire.

Poi accarezzo una bambola di porcellana

sorseggiando camomilla

e scelgo un nome per le ombre sul muro

e mi chiedo se a Pechino

giochino alle ombre cinesi

come da bambino

quando non sapevo chi fossero i Cinesi

ma vedevo le loro ombre la notte

e avevo paura di dormire.

E ora sono grande e dormo poco ancora

quindi penso al vicino segaiolo con le palle a mollo

al cantante venduto che ama Marco

e al mio gatto stanco con le palle vuote

e ti spiego il nesso

di tutta questa storia:

non importa se tu stanotte abbia scopato

o meno

l’importante è che domani

non abbia paura di niente e di nessuno.

Ombre Cinesi

Non dirmi ci penso, vediamo

guardami negli occhi, fissami

e sorseggiando dal tuo bicchiere

dimmi ok, andiamo!

Non vorremo stare qua?

Non ci staremo.

Quando tutti si fermeranno col rosso

avanzeremo col giallo

e mentre gli altri dietro aspetteranno il verde

noi saremo già a Bourbon Street

a sorseggiare caffè amaro

seduti al tavolino

addentando frittelle calde

ripetendo come un mantra:

“c’è orgoglio a Bourbon Street!”

Ti pulirai la crema dagli angoli della bocca

mentre io leccherò lo zucchero velato

dalla tua ciambella

e tu farai vedere le tette ai turisti

ed io avrò collane al collo

e una t-shirt talmente lunga

che sarà come un mantello

per il Principe della Strada.

Vuoi stare ferma?

Ci riposeremo un giorno,

senza soldi

senza oro

senza diamanti

senza casa

senza un orologio al polso.

Ho bisogno di essere leggero come polvere

per viaggiare nell’aria calda.

Guarda amore:

siamo questo pulviscolo impazzito

illuminato da un raggio di sole giallo

il 12 Agosto di un anno nuovo.

Come pulviscolo

Ci vorrebbero costine

e un barbecue per scottarle bene

ci vorrebbe una terrazza

il cielo stellato

sedia a dondolo

vista mare

bottiglia ghiacciata

e il profumo della sabbia calda

che sale verso il cielo con il fumo.

Certi giorni non dovresti leggere queste

smancerose frasi

senza sostanza

né poesia.

Avresti tutto il tempo così per cucinare

la tua bistecca al sangue

da mangiare con le mani

in silenzio

piegato sulla seggiola

in compagnia di zanzare

lugubri

assetate di rivalsa.

Come me.

Costine al barbecue

Scrivo queste parole

perché non leggo scrittori

noiosi

le scrivo per ridacchiarne da solo

la notte

quando finalmente c’è silenzio

e non sono obbligato a sentire dissertazioni

sulla poesia

che fanno sbadigliare come la puttana

che parla dell’amore col tuo cazzo in mano.

Non ho tempo da perdere con lezioni

di metrica

non ho tempo da perdere

in generale

perché sono come quei fottuti tre minuti

quando devi dare il meglio di te

perchè quella pantomima d’amore ti costa 50 euro

e probabilmente il suo nome rumeno è sgraziato

come i titoli delle vostre poesie preferite.

Pantomima

C’è il sole a Buenos Aires

ma qui piove

da giorni

sulle teste

sui gatti

sui topi

e le cunette

sono sporche come vicoli ammuffiti

dove si trascinano le nostre scarpe

bagnate

sugli zerbini come anime perse al 6° piano

intrise di umidità

senza amore da strizzare.

Senza amore per l’inverno

senza una calda voce che risponda:

“Pronto, come stai?”

Nemmeno con l’immaginazione.

Quella dall’altra parte del telefono

ha in mano una spazzola

e in testa un asciugamano,

tipo copricapo arabo

come il caffè sul fuoco e il tizio

nuovo da tre settimane

che ora vaga per la cucina

Con chi parlo?

“Sono io. Quello di dieci anni insieme.

Quello che il caffè lo beveva amaro

portava su le buste della spesa

accompagnava giù il cane a pisciare

e ti scopava

ogni tanto

poi sempre meno

poi non ti sei fatta scopare più

perché ti sei messa con un tizio

che ora sta rovistando nella credenza

alla ricerca dello zucchero.

Pronto, ci sei?

Probabilmente ha già riattaccato.”

Tutto questo accade al 6° piano.

Il tuo vicino

ora sta fissando il soffitto

e parlando ad alta voce

verso una tizia che non esiste

o se esiste

è in un brutto bagno

a depilarsi la figa

col rasoio in mano.

Al 6° piano

Se le persone si amassero

le vedresti baciarsi per la strada,

invece la notte io vedo i Cinesi

che sputano per terra

verso topi che trasportano nuvole di drago

sulle rotaie per bus vuoti

come camere da letto senza sesso.

Osservo questa notte dalla finestra

e annuso l’aria che sa di fritto

e dove siete tutti?

La tua donna

non scriverà con l’indice il tuo nome

sul vetro umido

perché le verrai dentro

sussurrandole all’orecchio parole ovvie

che ripeterai come una stupida poesia

alla prossima sconosciuta.

Solo le zanzare continueranno a danzare

intorno ai lampioni;

solo loro sanno aspettare che cambi il tempo

per succhiarne ancora

finché ce n’è.

E’ come vedere un vecchio film francese

brutto

mangiando popcorn da soli a mezzanotte

seduti

su un vecchio divano di stoffa viola

rifoderato nel ’93,

che se potesse raccontarne

forse ora saresti da lei

a fare l’amore su lenzuola profumate e nere.

Non ci sono coriandoli sull’asfalto.

C’è solo un pesce rosso

che gira senza senso nella stanza buia,

come te.

Solo le zanzare continuano a danzare

Io e due mosche

in questa stanza.

E non amo nessuno

loro invece la merda

quindi abbiamo un problema di relazione

ma ce l’ho anche con i miei simili

che mi ronzano intorno

tutti i giorni senza sosta

neanche fossi miele

o merda

un vasetto o uno stronzo

dal quale attingere all’occorrenza.

 

E’ un dare e ricevere per chi ci crede

per chi non ci crede

è meglio stare alla larga dalla gente e dalle mosche

e starsene qua a scriverne ancora

per il puro piacere di farlo.

Il silenzio o il ronzio

le pareti e il computer

che mi fissano

e pare che stiano lì ad aspettare una soluzione.

Dei nostri mali?

Dei mali del mondo?

Se c’è acqua su Marte o vino nel frigo?

 

Se il vicino di casa smettesse di tossire

in salotto

la moglie di piangere

in cucina

e la figlia di scattarsi foto nuda

sul letto stretto

della sua cameretta disordinata

potrei chiudere la finestra e condividere

questa poesia

sul suo profilo Facebook

fake come la sua borsetta

e dare un senso a questa notte

schiacciando le mosche con la paletta

mentre tu mi fai le fusa.

Io e due mosche

 

Questi gatti si leccano le palle

dopo aver mangiato le crocchette

e tu ti gratti il culo

dopo aver scorreggiato un po’

pensi che non sia poi così male

questa sera

questa notte

questa vita

i cavoletti di Bruxelles cotti al vapore

i ceci in padella

i quadri bianchi

i divani viola

la luce gialla della lampada

che illumina l’anima nera

chiusa dentro una scatola troppo piccola

per contenere un cuore rosso

così grande.

La differenza tra sorseggiare

e bere tutto d’un fiato

tra la musica in sottofondo

e una linea di basso dritta dentro lo stomaco

tra una folata di vento

e il maestrale

tra il mare mosso

e una mareggiata di Settembre.

Questi gatti si leccano le palle

dopo aver mangiato le crocchette

noi invece ci succhiamo l’anima a letto

lasciando che la fuori

mastichino amaro

Non è poi così male

Questo tizio

leggeva le sue poesie dalla finestra

e giù in strada un uomo arrostiva anguille

e le anguille erano più vive del tipo alla finestra

ma si sacrificavano per l’arte

gettandosi nella brace.

 

Dall’altra parte del condominio

uno con gli occhi da triglia raccoglieva la sfida

urlando parole ridondanti:

 

“Equinozio!”

“Profilassi!”

“Metempsicosi!”

 

strappando pagine da un dizionario

e la camicia di dosso.

 

Intanto il pescatore cuoceva le anguille

e ne vendette così tante a 5 euro l’una

che si fece un bel po’ di denaro.

 

“Gruzzoletto!”

Gridò prima di andare via

rivolto al tipo senza camicia

che non aveva più pagine del dizionario

e parole da scandire

ma solo una minestra di dado

da rigirare sul fuoco

Anguille, dizionario e poesie

C’è questo tizio che alla radio canta puttanate

tipo che le fragole maturano su Marte

allora io decido di mordere una fetta di melone

coltivato su Saturno.

E’ il solito colpo di calore,

la gente indossa una tuta alare alle 6 della mattina

e si spiaccica sulle montagne alle 7

come gli uccelli sul mio parabrezza alle 8

i gatti sul paraurti alle 9

e via dicendo fino a che resterò solo anche stanotte.

 

Quando un soldato italiano imbolsito

dall’altra parte del mondo

starà sparando l’ultimo iracheno col turbante

che gli pagherà il mutuo,

quando la sua ragazza svampita

starà spalmando formaggio molle

su un cracker senza sale nella sua cameretta rosa

assorta sul catalogo Ikea,

io sarò ancora qui.

Con le zanzare che mi pagano lo stipendio

a perdere tempo con le parole scritte

perché non sono disposto ad ascoltare le vostre

neppure per un minuto.

I meloni maturano anche su Saturno